Racconteremo oggi la bella e tortuosa storia di due innamorati. Testasfitta Ceccherini era un bravo ragazzo proveniente da S.Croce sull’Arno, un giorno conobbe una soave fanciulla, Brogiolo de Balzàr, e se ne innamorò. Tutti e due, in preda alle follie d’amore, si iscrissero ad Informatica, contro la volontà delle famiglie, non le loro, ma quelle degli altri studenti. Ma il loro amore era più forte di un algoritmo per la ricerca di cammini minimi non terminante, un fuoco fatuo che sfuggiva ai vincoli di soglia o di capacità imposti dal mondo. Perché niente c’era di più romantico che stare abbracciati tutta la vita, seguendo seminari di Ricerca Operativa.
Altra interessante storia è quella, a me parzialmente o del tutto sconosciuta, di Pisa. Probabilmente disegnata da un gruppo di malati innamorati di bucciottate, quindi lasciata crescere a caso. Tutti conoscono codesta città per piazza dei miracoli, che in effetti è veramente bella. Ma nessuno forse si è accorto che è incastonata tra lo stadio, una via trafficatissima e puzzolente, l’ospedale, e un abbozzo di centro storico che il mio falegname con trentamila lire lo faceva meglio. Piazza dei Miracoli è completamente fuori dal centro “vivo” della città, sempre che ce ne sia uno. Ora non ho voglia di informarmi, ma presumo che Pisa abbia una storia medioevale se non anche più vecchia, di certo era una repubblica marinara, nonostante non penso che abbiano mai visto un porto da queste parti. Tornando alla storia, ma il “centro storico” dov’è? Le vecchie case in pietra, i vicoletti, le vecchie che vendono i fiammiferi, dove sono? Sarà che sono abituato a Perugia, ma qui le case sono tutte sgarrupate, o intonacate da quello di Art Attack. Ma la contraddizione più grossa l’ho scoperta stamattina.
Andando a comprare la mia solita schiacciata liscia, la panaia di cui piano piano mi innamorerò mi ha chiesto se, dato che era l’ultimo pezzo, se avessi voluto “il cantuccio”, indicando chiaramente l’orlo (per i non puristi “il culetto”). Ora, un idioma come questo annulla, di fatto, una delle più belle barzellette conosciute, quella in cui un tizio entra in una panetteria chiedendo:
Vorrei un panino
Il pane l’ho finito, t’ho da spaccà il culetto?
No no, prendo la pizza.
Questo è veramente un giorno triste per la lingua italiana, considerando che se vale la proprietà commutativa, in umbria c’è una squadra di pallavolo militante in serie C femminile, “Il Kantuccio Terni”, che da oggi dovremo chiamare “Il Kuletto Terni”. Penso sia giunto il momento di darci una regolata, questo vuol dire non avere rispetto, non sono un moralista, ma forse è arrivato il momento di porci delle regole. Altrimenti non lamentiamoci che nelle scuole italiane si filmano pompini, poi si passa allo squirting, e inevitabilmente arriveranno a darsi sul cantuccio.










è pronta la schiacciata allo squirting?