Da qualche giorno mi sono finalmente regalato un hard disk esterno e, come ovvio, ho iniziato a spostare un po’ di materiale dal mio fidato PB.
Molti di voi sapranno che iTunes permette di scegliere una sola cartella per i files musicali ma io voglio avere i miei file sia su disco interno che su quello esterno.
La prima soluzione per avere una libreria con files sparsi per i dischi è quella di dire ad iTunes di non organizzare automaticamente la cartella e di non copiare i nuovi file all’inserimento.
La seconda sta nel cercare un modo per avere più librerie. A questo scopo ho trovato un paio di programmi, Libra e MultiTunes, che fanno tutto il lavoro sporco per noi permettendoci di creare più librerie e di attivarle con un semplice click.
Tornando dalla lezione di Linguaggi, dove l’esimio Levi ha paragonato l’operato di IBM a quello di fascisti e religioni monoteiste, abbiamo ritrovato via San Donnino infestata da vigili urbani (oltre che da zanzare). Sorvolando su questo tipo di pubblico ufficiale, che in molti castrerebbero chimicamente con soddisfazione, la situazione che si presentava era ad alto rischio. Da questa settimana, infatti, il parcheggio in via san donnino è riservato ai soli residenti munit di permesso, cosa che noi ovviamente non abbiamo, men che meno la macchina di skizzo che rischiava di vedersi appioppare una bella ricettina da 36 euri. Dopo essere giunti ad un accordo con il vigile, ed essere volati a prendere le chiavi del golfone consegnate come una dose di coca sopra al ponte della Fortezza, ecco che la macchina miracolosamente si salvava dalla multa e veniva spostata. Nel girare alla ricerca di un pertugio indove infilare la macchina di Skizzo, ci siamo resi conto che a San giusto non ci sono parcheggi non a pagamento. Da quando siamo arrivati in questa casa maledetta, prima si poteva parcheggiare liberamente, poi multe a pioggia perché si doveva parcheggiare solo in modo parallelo alla strada, quindi anche la lisca di pesce era ammessa, ora la novità del permesso residenti. Tutto questo bordello perché chi va alla stazione cerca di parcheggiare qui, dato che alla stazione non esistono parcheggi, o se esistono costano un’esagerazione.
Ora inizio il sermone eco-politico. Ma se si vuole incentivare la popolazione ad abbandonare l’auto e prendere il treno o l’autobus, perché fare parcheggi di scambio troppo costosi? A sentire l’assessore pisano competente, tal Cerri, la rotazione dei parcheggi funziona di molto bene, il traffico è tranquillo anche se intenso, e così via. Nella realtà il traffico pisano è qualcosa di incredibile. Il pisano medio è un pazzo cervelloide che non riesce a rispettare una qualsiasi regola del codice della strada, e come dice anche Mortacchia Prodi, i governanti sono l’espressione del popolo. Poi c’è una larga parte di pisani, soprattutto studenti come noi, che gira in bicicletta, dato che l’orografia ben si presta (la salita più dura è il cavalcavia San Giusto); ma qui nessuno pare essersene accorto, tranne i tossici che rubano le bici. Non c’è una pista ciclabile neanche a pagarla. Pensare che ci vorrebbe tanto poco, dei grossi parcheggi di scambio dove invece di obbligare a prendere l’autobus (che non può passare ogni due minuti) si sale su una bicicletta e si va dove cavolo ti pare in 10 minuti al massimo. Non vuoi pedalare? Taxi-Risciò, come in Cina. Piove? Stessa soluzione di prima. E di colpo due bei problemi risolti, in primis l’inquinamento e in secundis e non meno importante, gli enormi culi delle pisane inizierebbero a ridimensionarsi.
Non sono un visionario, quelli della Fiab sostengono queste tesi da anni. Nel mio piccolo dopo che neanche Eddy Murphy, il nostro meccanico di fiducia, non è riuscito a smontare quello che rimane del pedale destro del mio catorcio, sto iniziando a cercare un nuovo mezzo. Pensavo ad un station wagon, comincio ad avere un’età e la famiglia e lì dietro ad un angolo che mi aspetta, mi serve qualcosa di veloce per non farmi raggiungere.
Uno dei momenti di relax preferiti dai casapidduisti è quando si va a fare la spesa. In genere la Sguattera comincia a sbraitare “non c’è più niente!”, e gli altri tre alzano stancamente le chiappe dalla loro sedia e staccano gli occhi dal monitor per assecondare i voleri del nostro angelo del focolare. La scelta preferita, per distanza e convenienza, è l’Eurospin, che vanta anche una selection musicale di gran classe. Ma nei giorni di festa, o quando vogliamo tirarci su di morale, andiamo tutti all’Esselunga di via Cisanello, che proprio in questi giorni, tra l’altro, è risultata il supermarket più conveniente d’Italia.
L’Esselunga è il paradiso dei Geek che devono fare spesa. Prima caratteristica, è piena di quei buchi con la donna intorno (non mi sovviene il termine tecnico). Seconda caratteristica, è super avanti in tutto. Puoi fare la spesa on-line, con i punti si vince anche uno skipass, ed è comunque il pionere in Italia per quanto riguarda la grande distribuzione, arriva sempre in anticipo. La feature più importante di tutte, però, è l’aggeggino che ti permette di registrare in tempo reale tutto ciò che stai acquistando, zero file alla cassa e il piacere di provare l’ebrezza di essere cassiere per un giorno.
Come tutti i grandi amori, anche questo ha un lato doloroso. Se noi siamo i Capuleti, all’Esselunga comandano i Montecchi. Il capostipite di questa famiglia a noi invisa è Bernardo Caprotti, il padre padrone di Esselunga, azienda da 4 miliardi di euro di fatturato annuo. Su questo figuro circolano voci e leggende che denotano un personaggio quasi assimilabile al Vanneschi. All’età suonata di 82 anni ancora tiene in mano l’azienda, ispezioni a sorpresa nei punti vendita comprese. Il suo nome torna a circolare in questi giorni perché dopodomani ha indetto una conferenza stampa, lui che ha concesse due interviste in tutta la sua vita: si mormora che venderà il suo colosso alla multinazionale Tesco. Bernardo Caprotti odia due cose: la Coop e i sindacati. Il capestro è lo strumento che l’Esselunga più utilizza, sia con i dipendenti che con i fornitori (per un litigio con Barilla sparirono i prodotti del mulino bianco dai suoi scaffali). In nome della qualità del prodotto, dell’efficienza e del libero mercato, all’Esselunga non si guarda in faccia a nessuno. Non è un caso che Caprotti sia finanziatore di Forza Italia e Lega Nord, i portavoce del liberismo becero nella politica italiana. Curioso però, l’uomo tutto d’un pezzo, con l’azienda-famiglia da 17.000 figli, ha comunque bisogno dell’appoggio politico per imporsi: allora qualità e convenienza non bastano?
Il solito problema, sicuramente ci saranno altre grandi aziende che si comportano così, che trattano i lavoratori come merce, senza orari precisi, stipendi bassi e tutto il resto. Il precario costa poco e rende tanto, hanno tolto la leva obbligatoria ma ogni giovane sa che dovrà comunque farsi un anno (se non più) di obbedienza cieca ad una gerarchia che ha il solo obiettivo di affermare se stessa, utilizzando te come mezzo. Stai buono, fai sempre ciò che ti dico, offrimi il caffè e non avrai problemi. Non è sicuramente facile gestire una moltitudine di dipendenti, e il metodo fascista è di sicuro il più semplice da attuare. E qui devo contraddire Caruso, Biagi non era un assassino, ma la sua legge sì.
Non è passato di certo inosservato, in molti se ne sono accorti. E’ morto quello grosso che nei tg cantava con Ligabue e ora le sue seicento figlie e quattrocento mogli stanno facendo a schiaffi per prendersi i soldi. Se ci avesse pagato tutte le tasse almeno queste arpie ora si ritrovavano meno torta da spartire. Aprite gli occhi gente, Pavarotti è stato ucciso dai sicari del governo per far vedere cosa succede a chi non paga le tasse. Valentino Rossi ha già un piede nella fossa, a Mario Cipollini hanno già tagliato le gomme della bici.
Nonostante il funerale cattolico ad un divorziato e la conseguente e triste scena dei testamenti multipli del tenore, l’indignazione del mondo altolocato è tutta rivolta ad una manifestazione passata un po’ in sordina ma senza eguali fino ad oggi. Centinaia di migliaia di persone in piazza, “reclutate” solo via Internet. Un nome volutamente provocatorio, il Vaffanculo Day. Le reazioni del mondo politico sono assimilabili a quelle della megera offesa, lanciando anatemi di antipolitica e qualunquismo. Ma a qualcuno è scappato detto di non sottovalutare il movimento. Definire semplicisticamente una moda il successo di Beppe Grillo è cosa che solo la spocchia di Baffetto D’Alema può permettere. Casini parla di seguaci senza ideali, lui che ha visto il suo partito sommerso dalle tangenti. E gli ideali dov’erano? Forse ce li ha Savino Pezzotta, un bigotto che cavalca subito l’onda vincente: «Grillo è la pancia del Paese. Tocca a noi cattolici essere i custodi della democrazia». I cattolici sono così, quando trovano un modo qualsiasi di influenzare le grandi masse si fiondano subito. Certo, mettere insieme democrazia e cattolicesimo è roba da inventori.
Il vaffanculo Day è stata una dimostrazione di forza e allo stesso tempo di civiltà. Il popolo di Internet è la migliore società che abbiamo oggi in Italia, utenti che si informano, approfondiscono e alla fine giudicano. Così funziona per tutto, dagli acquisti on line fino alle petizioni e al social networking. Anche Clemente Mastella (e il suo alter ego intelligente Demente Mastella) ha aperto un blog, con i commenti sottoposti a censura. Per quanto possa tagliare, riceve sempre e solo merda: i suoi amanti clienti e nepoti non frequentano la Rete, non ne hanno bisogno. Qui gente come lui non raccoglie voti, li perde.
Fino a che non ce lo oscureranno, Internet è il nostro modo per ripartire dal basso. Per informare, per discutere, per scendere in piazza. Qualche giorno fa era l’11 di settembre, ogni anno questo anniversario perde di significato. Alla barzelletta di Bin Laden non ci crede più nessuno, o all’invasore islamico che vuole conquistarci. Se la loro cultura prevarrà (e ricordiamoci che a contare ci hanno insegnato loro), vuol dire che la nostra non valeva un cazzo, e con i vari Borghezio,Gentilini e simili lo stiamo dimostrando. Per fortuna che c’è Internet, da dove si possono scovare bei video come questo (Grazie Terrorpilots!).
La rivoluzione è pronta per partire, e dal canto mio fonderò una nuova repubblica basata sulla Zuppa di Farro: nutriente, salutare e altamente scalabile (mille sono i plug-in aggiungibili, dai pomodorini ai wurstel). Voglio una Italia a dimensione di farro, e la otterrò.
La cultura popolare è da sempre uno dei temi più sentiti da tutta Casapiddu. Se in quella pisana ancora abbiamo molte lacune, nel sottobosco dell’arte medio-tiberina (con spiccate tendenze al Nistore) ci muoviamo con padronanza. E’ per questo che siamo riusciti ad avere in anteprima assoluta “Ammeto is burning”, autentica perla partorita dai ragazzi dello Stradone.
Ammeto è un quartiere marscianese che fin dal medioevo ha sofferto i mali della guerra e della povertà, sorgeva sul confine (il Fossatone, su cui oggi è costruita la più bella rotonda d’america) tra il territorio di Perugia e quello di Todi. E’ qui che le truppe dei Baglioni e quelle dei Tuderti si affrontavano, distruggendo tutto ciò che trovavano. Non ci sono infatti testimonianze di storia all’Ammeto, in quanto tutto andò distrutto, eccezion fatta per l’Ottavia, la cui Locanda ha vissuto secoli bui, rinascimento, illuminismo, risorgimento e negli anni del fascismo fu snodo principale dei partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale. Ed è proprio dall’Ottavia che Giuseppe Garibaldi si incontrò con Nino Bixio mentre risaliva l’Italia: i due mentre stabilivano le sorti dell’Italia che sarebbe stata, ordinarono un Estathè. Altro sito archeologico è il campetto del prete, che da millenni resiste al calpestamento di orde di giocatori pomeridiani, mentre la Chiesa viene ricostruita ogni 50 anni a causa delle pallonate che riceve giornalmente. All’Ammeto tutti ricordano l’eroe del campetto, un piccolo giocatore che rovesciava coi mocassini, il mitico Persichetto. Tutti i migliori allenatori dell’epoca, da Trapattoni a Niels Liedholm, si recarono personalmente da Don Giuseppe a chiedere informazioni su quel talento mostruoso. Nonostante la pioggia di miliardi proposta, però, il giovane ammetano preferì la sicurezza di un posto pubblico, il Milan che sembrava in vantaggio su tutti dovette ripiegare su tre olandesi. Ma questa è un’altra storia.
All’apparenza insignificante, quindi, Ammeto è invece uno dei crocevia della storia del nostro Paese. Lo celebriamo oggi con questo video, ad opera dell’Ammeto group:
Per una migliore comprensione, questo è il testo:
L’ammeto e l’meglio quartiere de masciano.
Dal 15 al 26 Agosto se fa la sagra dei primi piatti
Ce famo il culo alla sagra dei primi piatti
Pulisco,do da beve e servo al pub,
Porto a tavola
E se serve sto in cucina davanti al focone.
Mi offrono una cena gratis
Magno e bevo coi boni pasto.
Al pub faccio i cocktail
Provo a shekerà ma nun so bono
Lo lancio per aria e me casca per terra
nel frattempo faccio il video e lo metto su youtub.
Lo intitolo ammetto group.
Alessio do sta? sta a fa ncocktail
Ce sta la stazione’, il lidel
Alfio me fà un Panino.
Erri du gettoni.
Vado a magna a scrocco A tutte le inaugurazioni,
magno alla rotonda del vivaio la barca, alla rotonda del ponte, alla strada del fissatone, al centro commerciale, al parcheggio novo a du piani, al bàbol.
annamo a corre su al palazzetto
annamo a fà un giro in bici o a giocà a calcetto,
prima però senti si è libero.
annamo in palestra a la City
annamo a fa una lampada che so bianco come sta maglietta
annamo al cinema al concordia
anzi no che non centro meglio annà al warnervillage
stasera famo una cena che è il mio compleanno
poi annamo a balla all’etoile, sinnò stasera volemo annà al matriosca?
Tanto per vedè commè?
chiama sesilia e senti se c’ha un omazzo
la carcamo grossa col vino de tony
bevemo con l’imbuto e giramo un altro video pe youtub,
al posto della torta,c’avemo il prociutto de tony con le candeline
annamo al pachi e bevemo un rum e pera da GIANGABELLO.
io che so il più fico vò ala corte,
qui non gira neanche un pelo di fica
semo tutti maschi
Annamo a vede la partita dell’ammeto
Magari fonno a stiaffi.
Renato butta su l’inno dell’ammeto, finchè l’ammeto và.
A noi Ci manca solo la Rissa.
Annamo al circoletto,
Ma no che so tutti vecchi
Guarda l’angioletta sta sempre a sbatte i panni
Dammi il contatto che Chattamo su messènger
Mi iscrivo su badù
Guarda questa che faccia da troia
Tu la conosci?
Mai vista prima
Annamo a vedè se quei scemi dell’ ammeto hanno fatto un altro video
ascoltamo le “Storielle di Manuel.
Claudio spara in continuazione le Fasciate.
Butta su un po’ de busso
Ciò un cd de una serata dei BPM
In piscina se và al Falini Beach
Corri che Ecco l’acqua pe civitella
Annamo a sonà du campanelli
Famo du scherzi telefonici
Organizzamo un pulmino pe annà all’acquafan.
Famo un giro a marsciano
Ma du annàmo che è pieno de stranieri
Annamo a piglia un gelato dalla Stefania,
Annamo a frega du cocomeri o du pannocchie.
Aspetta che ho trovato un po’ de soldi per terra
Pensavo meglio so solo 500 euro.
Annamo a vede le stelle giù al Romano poesse che s’armedia
Nun ce se po’ annà più che ce abitano.
Famose una cocomerata
Famose una salsicciata
famose una spaghettata
Famo qualcosa basta che se magna.
Senti che gianna
A marsciano c’è l’FBM (Freghi buli marsciano)
Annamo alla sagra della birra a schiavo
Non puoi beve una birra che te inculano
la Zannona,
nun Dovevo Beve.
Ho fatto le scarpe nove giù a lo spaccio
Belle So nove?
No so due
Pescamo du pesce gatti giù a la bocca del tevere o ai quattro ponti.
Senti là che puzza,
Mamma mia annamo via.
Annamo al laghetto de burnelli.
Famo benzina da moretti che costa meno
Guardamo se biagio ha lasciato accese le pompe
Famo una sfida a chi beve più,
Vedemo chi arvomita per primo.
Annamo a giocà a bigliardino, a boccetta, a bowling, a carte.
Però Chi perde paga da beve.
Famose un aperitivo al twins,
Va bene basta che paghi tu.
Barba o Capelli?,Osvaldo.
Ce vedemo saluti dall’ammeto!!!
Quante cose succedono a Casapiddu. Capita che recandosi in bagno e resistendo all’odore radioattivo che vi aleggia si possa assistere ad uno spettacolo simile. Non uno, ma ben DUE arcobaleni, ad occhio le pentole d’oro relative dovrebbero essere sull’Aurelia infatti abbiamo sentito diversi camion sbandare. Il rumore era però coperto dai nostri vicini di casa, che l’altra sera hanno pensato bene di deliziarci con urla disumane condite da tipiche bestemmie pisane (Dio Boia!), intervenuti anche Cim e Pompieri a sirene spiegate. Cosa sia successo non ci è dato saperlo, ma crediamo che una donnina con la voce da omo si sia chiusa dentro casa per cacciare altri o altre inquiline. Il quartiere kosovaro di Pisa ci riserva questa ed altre sorprese. Ad esempio ora sotto abbiamo dei nuovi inquilini, una famiglia la cui figlia fa la spogliarellista. Hanno anche un gatto mezzo nero che mi guarda storto. Da poco ci è venuto il dubbio che anche il ministro Fioroni abiti da queste parti, dopo che ha spacciato come riforma la sua proposta di studiare grammatica e tabelline alle elementari. Perché fino adesso cosa studiavano, ingegneria del software? Spero per loro di no, perché è una bucciottata. A tal proposito, tutta Casapiddu supporta la candidatura di Gianfranco Chiacchieroni come segretario regionale del nascente Partito Democratico. Un bucciottino per una bucciottata, lo slogan è già pronto.
Compagni! Lavoratori! Studenti! Antifascisti! I fratelli di Casapiddu sono tornati ad occupare la trincea partigiana di Via San Donnino 4, carichi e combattivi contro il nemico comune e antidemocratico impersonato questo mese da Super Mario, il marito della Vecchia.
Tante le novità sul piatto, a partire da una gradita new entry in Pisa, un altro tiberino che rinsalderà le nostre fila: il prode Skizzo, subito aggregato alla truppa durante il rancio.
Ecco tutta la tavolata, con skizzo al centro che subito è stato ufficialmente nominato Assessore alla Fica del regno di Casapiddu.
Altra lietissima novella ci fu portata dal prode bacciast, che con un nobile gavettone settembrino fu accolto.
Ed ecco infine il grande evento, da oggi potrete raggiungere casapiddu anche con un un super strafigo dominio di primo livello: www.casapiddu.com