C’era una volta il regno di Ruspino Bucciottino. Il reame si stendeva lungo il fiume Nèstore, c’era tanta campagna, molti zappatori ed un fabbrica di mattoni. La vita correva lenta e noiosa, le stagioni si susseguivano nell’indifferenza generale. Addolorato per questo gran tedio, Ruspino Bucciottino decise che era tempo di animare la questione. Il 25 dicembre si recò in chiesa e si fece nominare imperatore da Don Silvio, il cappellano del regno. La leggenda vuole che Ruspino si autoincoronò, perché nessuno può avere l’autorità di incoronarlo.
Una volta imperatore, Ruspino Bucciottino iniziò a girare per la valle con un compasso ed una mannaia. Con il compasso disegnava rotonde ad ogni bivio che incontrava, con la mannaia spezzava porchette da offrire ai sudditi. Una volta finite le porchette, lo stregone Palazzon gli regalò un calderone magico. Da questo calderone usciva cemento senza che finisse mai. Ruspino Bucciottino riprese a girare per la valle, passando attraverso le sue rotonde, scansando i resti delle porchette e spargendo cemento dappertutto. La fabbrica di mattoni sputava forati a tutta birra, Ruspino mesceva cemento e nascevano tanti bei palazzi. Uno dopo l’altro i palazzi crescevano, si allargavano, mangiavano alberi ed andavano avanti così.
Nella valle vi rimase un solo boschetto. Tra un centro commerciale ed una zona residenziale il boschetto resisteva fiero, ignaro del futuro che gli avrebbe riservato Ruspino Bucciottino. Dopo qualche luna, infatti, anche il boschetto di Clinica Bocchini fu inondanto di cemento e mattoni da Ruspino Bucciottino. L’opera era quasi completa, tutta la valle riluceva di grigio cemento, i bambini giocavano con la playstation da piccoli e con la cocaina da grandi, gli anziani parlavano di com’era verde la valle e venivano rinchiusi negli ospizi perché vaneggiavano. I sudditi di Ruspino Bucciottino erano ormai pronti a farsi cementificare loro stessi, troppa sarebbe stata la fatica nel dire di no al loro imperatore.
Ogni riferimento alla vicenda della Clinica Bocchini di Marsciano, in cui un progetto iniziale di una casa di riposo è stato completamente stravolto aggiungendo più del doppio dei metri cubi, senza che neanche il consiglio comunale si sia espresso in merito è puramente casuale. E’ una coincidenza anche il post che è apparso sul blog della Repubblica Popolare Marsciano Nord, che tratta proprio della vicenda a cui può sembrare riferirsi la favola di Ruspino Bucciottino, ma non è così perché come detto questa somiglianza è puramente casuale.








hahahahahaha :). Questa “favola” la leggerò sempre ai mie nipotini. Rambo, con questa possiamo dire addio a qualsiasi impiego parastatale.
Quando mia figlia mi chiederà : “Papà, raccontami una storia senza fine… tantomeno lieto!” allora io, ricordando quando si giocava tra le 500 parcheggiate sotto gli alberi, comincerò : “C’era, una volta, per fortuna, Ruspino Bucciottino…”
C’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: c’era una re seduto su un sofa che disse alla sua serva “Raccontami una storia!” e la storia cominciò: …….