
So che una larga parte di voi odia i post deliranti in cui scrivo come è andata la mia giornata, perfetto questo è uno di quelli lì quindi se non vi piace chiudete ora.
Questo post apre una serie di 5 (o 6) post dedicati alla mia trasferta in terra francese, in particolare nei medi-pirenei in quel posto lontano da tutti chiamato Tolosa.
Inutile dire perché sono qui, il motivo appare così futile da togliermi ogni voglia di esserci ma la trasferta è pagata, e la modestia non è il mio forte, ma iniziamo dall’inizio e facciamo ordine.
Pipìpipì Pipìpipì Pipìpipì sono le 9, ero convinto di aver messo la sveglia alle 9.30, ecco ora ne suona un’altra sono le 9.30, forse dovrei imparare a usare questo cellulare…
La notte è stata pessima ho dormito poche ore in un sonno agitato e sono scarichissimo, ma è ora di partire per l’avventura, gambe in spalla provo a prendere un autobus ma lo perdo ed oggi è domenica, meglio farsela a piedi che aspettarne un altro.
E’ un caldo bestiale e sono solo le 10.30, sono troppo in anticipo, verso le 11.30 siamo pronti per partire, l’ISTI ci ha destinato una Lancia
Lybra appartenuta a Giovanni Agnelli, quando era giovane, e che ora mostra i segni dell’età.
Il primo turno di guida lo faccio io, non ho affatto voglia di farmi il turno in terra francese, tengo gli occhi aperti a stento ma fortunatamente arriviamo a Ventimiglia tutti interi e affamati, sono le 14.
Il viaggio prosegue e scopro tanti altarini e storie di vita vissuta, francamente farsi un viaggio tutti ricercatori non è proprio il massimo, alla fine si finisce a parlare di figa, si intravede una svolta positiva nel discorso, ma no era solo un bagliore.
Alla 4° ora di viaggio ci abbandona il tasto per abbassare il finestrino del guidatore, mi aspetto grandi numeri per pagare gli innumerevoli pedaggi in terra gallica…
Dopo 6 ore inizio ad avere le prime piaghe da decubito ma devo resistere, in fondo ormai siamo quasi arrivati, sono due ore che sono in Francia e già odio i francesi, niente male…
Arriviamo a Tolosa, sono le 20.45, iniziamo a girare a vuoto una decina di volte, nonostante il TomTom, finché non troviamo il nostro posto: la residenza universitaria Arsenal, siamo statali mica possiamo spendere troppi soldi in alberghi.
Il guardiano all’ingresso ovviamente parla francese e alla 4° supercazzola ci da le chiavi delle nostre stanze, quando entro sembra di essere sull’aereo, il bagno minuscolo e la camera lunghissima e stretta rendono tutto così accogliente e claustrofobico.
Usciamo, abbiamo veramente fame, ma incontriamo un gruppo di ragazzi/ricercatori di Lugano (ma tutti di varie minoranze etniche come i Maoi o gli indiani d’America, che iniziano a fare complimenti ai ricercatori del mio gruppo, e a chiedersi chi sono, cosa voglio e dove vado, ma a queste domande non so rispondere. So solo che Silvestri è un grande e se mi accodo a lui si finisce in discoteca entro dopodomani.
Siamo sorpassati da un macchina che impenna con una canzone di Fifty Cent a palla mentre cerchiamo un posto dove mangiare tipica cucina francese, la cucina francese fa cagare e odio i francesi…
Al ritorno scopro che lo sport nazionale di questa città è pisciare sui muri e fare risse, quasi mi sento a casa.
Domani farò il turista, spero di riportare qualche foto decente di questa città che sembra essere tanto carina, ma potrebbe essere un errore di valutazione…










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