
Ultimo giorno, sento già Eye of the Tiger nelle orecchie, è il giorno del mio battesimo di fuoco, sveglia stavolta rimandata alle 9, alle 9.20 carichiamo i bagagli in macchina e riconsegniamo le chiavi. Piccolo battibecco con la donnina francese che quando scopre che sono italiano mi rimbrotta di non conoscere il francese, odio i francesi…
Arriviamo just-in-time per il coofee break, a giudicare dalle persone presenti fuori mi sa che il keynote non l’ha seguito nessuno, ancora pan-au-chocolat, la tensione mi uccide. La sessione va veloce, io non seguo purtroppo, il paper di Roi sembra interessante, lo leggerò.
A pranzo arrivo veramente affamato, riformiamo un tavolo italo-spagno-germanico, c’è anche Ana, il tempo stringe, ci portano una bavarese che mi stende da quanto è buona, uno schifoso caffè (ricordare di bere un caffè appena tornato in patria) e via alla sala Ariane 1 & 2 a cagarsi addosso.
La sala si riempie, un olandese viene riempito di infamie e ora è il mio turno, mi sto cagando addosso, la presentazione scivola via, male ma scivola via, le domande sono poche e semplici, ad una rispondo male e interviene il mio advisor, sono ancora un poppante.
E’ tempo di riflessioni e il mio advisor sottolinea la mia performance come “non male per essere la prima volta”, a volte basta poco per essere felici. Grandi saluti e strette di mano, c’è ancora tempo per scambiare quattro chiacchere e invitare gente di tutto il mondo a fare una capatina da noi, e forse qualcuno pure verrà. L’unico appuntamento certo è a settembre per la ESSIR a Padova, non sarà Tolosa ma stavolta giochiamo in casa.
Ore 16.30 la macchina scivola veloce sull’asfalto francese, ho come l’impressione che questo viaggio sarà infinito, la strada sembra non finire mai, sono le 20,30 quando decidiamo che ceneremo in italia, manca ancora un’ora e mezzo all’italia. Mi ricordo di prendere un caffè appena entro in autogrill, insieme ad un paio di rustichelle, siamo a malapena a Ventimiglia. E’ il mio turno di guida, faccio camminare questa Lancia Lybra, sfondo tutti i limiti di velocità fino a giungere a Pisa, il viaggio sembra durato un’eternità, è tempo di riflessioni e so che da ora in poi tutto sarà diverso, ogni volta che farò un esperimento o scriverò un articolo avrò un buon motivo per farlo, sembra infantile ma le gratificazioni contano.
Ore 1.37 via San Donnino 4, Pisa. Again.










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