La settimana santa del popolo operaio inizia il 25 aprile e finisce il primo maggio, con il rito del concertone. Casapiddu conferma la sua partecipazione ad entrambi gli eventi, la delegazione rispetto ad anno scorso è dimezzata data la defezione del Ragazzo Strambo, colto da un attacco di agorafobia. Il solo Guerrazzi ha quindi deciso di fare opera di bene e recarsi al concerto accompagnando una comitiva di ragazzi meno fortunati: i giovani democratici di Todi.
Partenza classica dalla Consolazione, quella che il Guerrazzi non trova da quando è stata annunciata la presenza di Vasco Rossi al concertone. Una presenza che stride, non tanto per l’artista in sé, quanto per il suo seguito di fan tamarri che riempono piazza San Giovanni già dal giorno prima. Il viaggio scorre via liscio, eccezion fatta per la temperatura crematoria dell’autobus, così sottolineata da Nicolone (eletto mascotte della comitiva per acclamazione): “Dio murato vivo dentro il muro del pianto”.
La combriccola è allegra, il sole di roma fa il resto. Processione guidata da iPhone con gps per ritrovare Piazza San Giovanni evitando le 14 stazioni Crucis-like di anno scorso, e via a prendere posto sul prato. Come da previsione l’affollamento è maggiore, il popolo di vasco ha già poggiato le proprie enormi chiappe. Appena trovata una sistemazione, Nicolone sigla il gemellaggio con un gruppo di padovani ruttanti, al terzo bicchiere di sangiovese partono i cori della Curva nord perugina.
Inizia il concerto e si alza solo metà piazza, gli altri sono lì per il panzone di Zocca e non intendono ascoltare altra musica, che perdipiù non conoscono. Si salta e si zompa con i Nomadi che cantano Dio è morto, gran gruppo esordiente i Bud Spencer Blues Explosion, pallosi nella norma i Subsonica; Caparezza incendia il pubblico e la Pfm tiene una lezione per il corso di Fondamenti di Rock e Poesia. Panico nella truppa quando una bottiglia volante dipietrista colpisce il segretario dei Giovani democratici tuderti, al secolo Ciccomatto. In suo aiuto arriva subito Franceschini che poi approfitta per invitare pubblicamente berlusconi a condividere tutte le festività in programma nel 2009, dal Corpus Domini ad Halloween. Secca la replica del premier: “non ho fatto i miliardi rischiando la galera per passare le festività a mangiare porchetta e vino con voi“.
La sera si avvicina, e con lei il terrore che solo l’annunciata presenza del più paradossale dei rocker porta con sé. La piazza è piena come non mai, la mossa a livello politico è azzeccata. Vasco in fondo non rappresenta l’origine di tutti i mali, sa giocare con le parole ed è parte della storia musicale italiana. Castellitto lo presenta come fosse una papa (habemus vasco), formula coerente con il personaggio. Alla pari del capo vaticano e i cattolici, anche i seguaci del blasco sembrano cozzare con i loro testi di riferimento. “Non ascoltate la tv, è il bar sotto casa quello che conta!” — i suoi fan lo prendono alla lettera, disimpegno totale e fica libera. Vasco, come San pietro, ha creato dei mostri.
L’ora di canzoni vaschiane tocca l’apice con Ragazzo di strada, bella anche Gli spari sopra; da notare come entrambe siano cover. Finita l’esibizione più temuta, il pidduista Guerrazzi abbraccia tutti i presenti per festeggiare la fine della sofferenza. Il tempo di ascoltare Robben Ford, un diablo chitarristico che svernicia Solieri senza neanche attaccare il jack, e Marina Rei versione batterista-cantante (chapeau), e via di nuovo verso il postale. Una bottiglia di rum sigillata trovata per terra poco prima di partire ha rallentato il passo del gruppo, ma alle 01:01 tutto è pronto per la risalita del tevere. Il tempo di salutare l’allegra brigata tudernum, con i fratelli Nora e Scott Parker, le sorelle Paracentury, Sorella Miriam che mi ha sostenuto moralmente durante il vasco time, e dalla città eterna si ritorna al paesello.
Finisce così una giornata di sole con una sola grande ombra: nessuno degli artisti quest’anno ha cantato Bella Ciao. E’ come se alla messa di natale non si cantasse il Tu scendi dalle stelle. E’ inutile distogliere lo sguardo fingendo distrazione, qui i tempi stanno cambiando. Invece di salutare il partigiano che ci portò via, abbiamo cercato “un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”. Quando Guerrazzi arriva sotto casa, alle 3 di notte, Radio 2 trasmette una perla per palati fini: Guccini e la sua Cencio, con quel “s’ciao giovinezza…” finale che sa di profezia. E un altro primo maggio è andato.













condivido pienamente quello che dici,ma la storia la fa’chi e’ grosso.cianno detto che esistono eroi,che esiste un’anima fuori dalla demograzia,che esiste maria de filippi per rincoglionire i giovani,che un sindacato svende la classe operaia al primo politico di turno,che se burlusconi tocca il culo a una ragazza lui e’ un vero lider,per ultimo cito un paradossale allucinante (dove mi vergogno a essere italiano),commento che ho sentito in tv, vasco rossi sindaco d’italia