
Tornando dalla lezione di Linguaggi, dove l’esimio Levi ha paragonato l’operato di IBM a quello di fascisti e religioni monoteiste, abbiamo ritrovato via San Donnino infestata da vigili urbani (oltre che da zanzare). Sorvolando su questo tipo di pubblico ufficiale, che in molti castrerebbero chimicamente con soddisfazione, la situazione che si presentava era ad alto rischio. Da questa settimana, infatti, il parcheggio in via san donnino è riservato ai soli residenti munit di permesso, cosa che noi ovviamente non abbiamo, men che meno la macchina di skizzo che rischiava di vedersi appioppare una bella ricettina da 36 euri. Dopo essere giunti ad un accordo con il vigile, ed essere volati a prendere le chiavi del golfone consegnate come una dose di coca sopra al ponte della Fortezza, ecco che la macchina miracolosamente si salvava dalla multa e veniva spostata. Nel girare alla ricerca di un pertugio indove infilare la macchina di Skizzo, ci siamo resi conto che a San giusto non ci sono parcheggi non a pagamento. Da quando siamo arrivati in questa casa maledetta, prima si poteva parcheggiare liberamente, poi multe a pioggia perché si doveva parcheggiare solo in modo parallelo alla strada, quindi anche la lisca di pesce era ammessa, ora la novità del permesso residenti. Tutto questo bordello perché chi va alla stazione cerca di parcheggiare qui, dato che alla stazione non esistono parcheggi, o se esistono costano un’esagerazione.
Ora inizio il sermone eco-politico. Ma se si vuole incentivare la popolazione ad abbandonare l’auto e prendere il treno o l’autobus, perché fare parcheggi di scambio troppo costosi? A sentire l’assessore pisano competente, tal Cerri, la rotazione dei parcheggi funziona di molto bene, il traffico è tranquillo anche se intenso, e così via. Nella realtà il traffico pisano è qualcosa di incredibile. Il pisano medio è un pazzo cervelloide che non riesce a rispettare una qualsiasi regola del codice della strada, e come dice anche Mortacchia Prodi, i governanti sono l’espressione del popolo. Poi c’è una larga parte di pisani, soprattutto studenti come noi, che gira in bicicletta, dato che l’orografia ben si presta (la salita più dura è il cavalcavia San Giusto); ma qui nessuno pare essersene accorto, tranne i tossici che rubano le bici. Non c’è una pista ciclabile neanche a pagarla. Pensare che ci vorrebbe tanto poco, dei grossi parcheggi di scambio dove invece di obbligare a prendere l’autobus (che non può passare ogni due minuti) si sale su una bicicletta e si va dove cavolo ti pare in 10 minuti al massimo. Non vuoi pedalare? Taxi-Risciò, come in Cina. Piove? Stessa soluzione di prima. E di colpo due bei problemi risolti, in primis l’inquinamento e in secundis e non meno importante, gli enormi culi delle pisane inizierebbero a ridimensionarsi.
Non sono un visionario, quelli della Fiab sostengono queste tesi da anni. Nel mio piccolo dopo che neanche Eddy Murphy, il nostro meccanico di fiducia, non è riuscito a smontare quello che rimane del pedale destro del mio catorcio, sto iniziando a cercare un nuovo mezzo. Pensavo ad un station wagon, comincio ad avere un’età e la famiglia e lì dietro ad un angolo che mi aspetta, mi serve qualcosa di veloce per non farmi raggiungere.