E’ stata lunga, una settimana molto lunga, il caldo, l’umidità, la tensione, io e il ragazzo strambo non sapevamo cosa fosse tribbolare, o almeno non sapevamo cosa fosse veramente.
Ma dopo una lunga attesa, fatta di studio, di film, di nervosismi, era giunto il momento della verità, quel momento che divide gli uomini veri dalle donnicciole.
Questa mattina un’alba luminosa, quasi sorridende, ha accolto i nostri visi ancora intrisi di sonno mentre ci apprestavamo a montare in sella alle nostre bici, nessuno di noi sapeva, forse qualcuno lo sospettava, che sarebbe stata l’alba del giorno buono.
Così senza timore, qualcuno racconterà poi che il timore c’era eccome se c’era, ci siamo apprestati al nostro destino, non gli siamo corsi incontro, così come un mangiafuoco non corre incontro al proprio cherosene, ma con passo fermo e fiero abbiamo inesorabilmente percorso la strada, passo dopo passo, fino a varcare la soglia, la linea.
Ore 12, mezzogiorno di fuoco, è il mio turno, l’uomo dagli occhi di ghiaccio mi squadra, mi inchioda alla sedia e inizia la sua raffica di colpi, schivo i primi, rispondo ai secondi, e mentre il tempo passa la mia fronte è madida di sudore ma so di potercela fare, l’ultimo colpo mi prende in pieno, ma è solo una spalla, il macellaio dietro al saloon saprà aggiustarla.
Mi allontano a piccoli passi, è finita finalmente, anche l’ultimo esame è stato dato, qui si chiudono tutte le parentesi, qui si chiude un periodo buio e se ne apre un altro, seppure breve, di pura festa, inaspettata davvero inaspettata…













